Background: il "perché" del
progetto e il suo carattere innovativo
di Marco Zupi
A partire dalla fine degli anni novanta i prezzi del petrolio hanno registrato un’impennata e un periodo di crescita sostenuta, raggiungendo livelli paragonabili soltanto a quelli della prima crisi del petrolio. Tra le cause di questa dinamica si trovano molteplici fattori di diversa natura, come l’instabilità in Medio Oriente, che trova la sua maggior espressione nella guerra in Iraq, e gli eccezionali tassi di crescita economica raggiunti dalla Cina e dall’India, paesi con matrici energetiche fortemente dipendenti dal petrolio.
I paesi europei, in gran maggioranza importatori netti di petrolio, hanno seguito con preoccupazione l’evoluzione dei prezzi del greggio. Dall’altra parte, per i paesi esportatori si è creata una opportunità unica di sfruttare i proventi per promuovere politiche di sviluppo e distribuzione.
Al contempo, in molti di questi paesi sono presenti rischi di cattiva gestione delle risorse provenienti dal petrolio, che possono portare in futuro a nuove crisi di instabilità macroeconomica, aggravare oggi il fenomeno della diffusa corruzione e soprattutto non cogliere l’opportunità di riscattare dalla miseria una parte significativa delle popolazione di questi paesi.
La questione dell’impiego dei proventi derivanti dalla concessione dell’estrazione delle risorse petrolifere da parte delle amministrazioni pubbliche e delle popolazioni locali è di grande interesse perché da essa dipendono, in gran parte, le prospettive per lo sviluppo economico e sociale di questi paesi. In altre parole, l’efficace gestione di queste risorse da parte dei governi dei paesi produttori ed esportatori crea l’occasione per l’avvio di meccanismi sostenibili di sviluppo e di partecipazione alle ricchezze generate dal petrolio. Allo stesso tempo, il benessere delle popolazioni locali contribuisce alla stabilità degli stati produttori, e dunque delle condizioni di produzione e dello stesso prezzo del petrolio.
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