La 30ª Conferenza delle Parti (COP30), riunitasi in Brasile nel novembre 2025, segna uno spartiacque nella diplomazia climatica globale, a dieci anni dall’Accordo di Parigi e in un contesto geopolitico fortemente frammentato. La decisione finale, il “Global Mutirão”, riflette un compromesso tra ambizione politica, progressi tecnici parziali sulla finanza climatica e persistenti resistenze legate agli interessi nazionali. Per l’Unione Europea e l’Italia emergono luci e ombre: da un lato il rafforzamento dell’architettura finanziaria, con l’impegno a triplicare i fondi per l’adattamento e il lancio della Tropical Forests Forever Facility; dall’altro, l’assenza di una roadmap vincolante per l’eliminazione dei combustibili fossili. La Nota CeSPI analizza criticamente risultati, limiti e implicazioni politiche della “COP dell’Amazzonia”.

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