The Agreement on The Port of Misrata Is The Mirror of Italy’s Policy in Libya

L’accordo da 2,7 miliardi di dollari per l’espansione del porto di Misurata non rappresenta soltanto un grande progetto infrastrutturale: è lo specchio dell’attuale strategia italiana in una Libia ancora segnata da frammentazione istituzionale e competizione geopolitica.

Nel contesto post-2011, l’influenza internazionale nel Paese si esercita sempre meno attraverso il controllo territoriale diretto e sempre più tramite energia, infrastrutture e partnership strategiche. In questo scenario, l’Italia continua a occupare una posizione centrale grazie ai legami storici, alla cooperazione energetica e alla capacità di mobilitare grandi attori industriali, anche nell’ambito del Piano Mattei.

Tuttavia, in un sistema politico caratterizzato da autorità rivali, legittimità contestata e persistenti dinamiche rentier, le iniziative economiche rischiano di consolidare gli attuali equilibri di potere invece di favorire una reale riconciliazione nazionale. Il caso di Misurata solleva quindi una questione più ampia per l’Italia e per l’Europa: può la leva economica sostituire una mediazione politica inclusiva?

L’analisi  di Mattia Giampaolo evidenzia come, in assenza di riforme strutturali e di un processo credibile di unificazione istituzionale, gli investimenti internazionali difficilmente potranno tradursi in una stabilità duratura.