Taccuino latinoamericano n. 46
Il numero 46 del Taccuino Latinoamericano si apre con il Venezuela, dove emergono nuovi dettagli dell’accordo petrolifero tra il governo ad interim di Delcy Rodríguez e gli Stati Uniti. Washington ottiene diritti di sfruttamento su 17 campi petroliferi, che rappresentano il 22% delle riserve del Paese. Al centro dell’operazione c’è l’imprenditore Alejandro Betancourt, la cui società NABEP ha riconosciuto al Dipartimento della Difesa statunitense una partecipazione e ampi diritti sulla produzione. Restano tuttavia irrisolti i problemi strutturali del settore e, soprattutto, l’incognita sulla tenuta politica di un accordo che potrebbe essere rimesso in discussione da un futuro cambio di governo. Sul piano regionale, intanto, si approfondisce la polarizzazione tra destra e sinistra: al Congresso panamericano dei progressisti di Montevideo, segnato anche dalle critiche di Gabriel Boric al Venezuela, ha fatto seguito il Foro di Madrid a Santiago, dove Javier Milei ha rilanciato la rappresentazione della sinistra come nemico globale e della politica come scontro esistenziale.
La sezione di politica interna è dedicata al Perù, dove il 28 luglio Keiko Fujimori ha giurato come prima donna eletta con voto popolare alla guida del Paese. Le prime nomine delineano un governo dal profilo tecnocratico e con una significativa presenza militare: Luis Galarreta è stato scelto come primo ministro, Elmer Cuba all’Economia, il generale César Astudillo alla Sicurezza e Guillermo Shinno al settore minerario. Il primo banco di prova per il nuovo esecutivo è arrivato con la minaccia di uno sciopero nazionale degli autotrasportatori, rientrata dopo una trattativa dell’ultimo momento.
Nella sezione economica, il focus è sulla competizione tra Cina e Stati Uniti in America Latina, che si estende dal commercio alle infrastrutture digitali e ai sistemi di pagamento. Un rapporto della Casa Bianca accusa nove Paesi, tra cui Messico, Panama e Colombia, di essere utilizzati per triangolare merci cinesi ed eludere i dazi statunitensi. Pechino, parallelamente, consolida la propria presenza economica e tecnologica: Huawei individua in Brasile, Cile, Colombia e Messico i mercati più promettenti per nuovi data center, mentre Brasile e Cina sperimentano un collegamento tra il sistema di pagamenti Pix e il circuito UnionPay. Anche l’Argentina di Javier Milei, nonostante la vicinanza politica del presidente a Donald Trump, continua a mantenere aperti importanti canali di cooperazione con Pechino.
Chiude il numero la sezione Italia-America Latina e Caraibi, dedicata alla profonda crisi che attraversa Cuba. Le nuove sanzioni statunitensi sul petrolio, imposte dopo la cattura di Maduro, hanno aggravato la crisi energetica dell’isola, con blackout e crescenti difficoltà nell’approvvigionamento di beni essenziali. Il governo cubano ha risposto avviando da febbraio nuove misure di liberalizzazione economica, senza però riuscire finora ad arginare il deterioramento delle condizioni di vita: in un anno il costo del paniere alimentare essenziale è aumentato del 60% e i cubani hanno superato i venezuelani come prima nazionalità tra i richiedenti asilo in Brasile. In Italia, il dibattito sulla situazione dell’isola si è riacceso in occasione del centenario della nascita di Fidel Castro e, più recentemente, del ricovero a Cuba dell’ex deputato Alessandro Di Battista.