A cinquant’anni dal golpe militare in Argentina. Le memorie di Enrico Calamai
Cinquant’anni fa, il 24 marzo 1976, il golpe militare in Argentina segnava uno dei momenti più bui della storia del Paese. Il colpo di Stato, che destituì la presidente Isabel Martínez de Perón, portò al potere la giunta guidata da Jorge Rafael Videla e diede avvio a una stagione di repressione sistematica, segnata da migliaia di desaparecidos, detenzioni arbitrarie, torture, censura e persecuzioni politiche.
In occasione di questo anniversario, il CeSPI ha organizzato un incontro l'11 marzo 2026 con Enrico Calamai, console a Buenos Aires negli anni della dittatura. Attraverso le sue memorie, Calamai ha offerto una testimonianza diretta di quel periodo drammatico, raccontando il ruolo svolto nel favorire l’espatrio e la messa in salvo di numerosi perseguitati dal regime, attività che gli è valsa l’appellativo di “Schindler italiano”.
L’incontro è stato introdotto da Daniele Frigeri, presidente del CeSPI, e da Dario Conato, coordinatore dell’Osservatorio CeSPI su America Latina e Caraibi, che hanno sottolineato l’importanza degli anniversari come occasioni di riflessione sul presente. La moderazione è stata affidata a Camillo Robertini, che ha orientato il dibattito sulle relazioni italo-argentine.
Nel suo intervento, Calamai ha evidenziato le differenze tra il golpe argentino e quello cileno, sottolineando come, a differenza del colpo di Stato in Cile, caratterizzato da un’immediata e violenta rottura, il caso argentino maturò in un contesto di apparente stabilità, segnato però da una repressione crescente già a partire dal 1973. Ha inoltre richiamato il tema del silenzio internazionale e delle ambiguità politiche dell’epoca, sollevando interrogativi sulla piena realizzazione del principio del “Nunca Más”. Emblematica, in questo senso, la sua riflessione: «I migranti di oggi sono i nuovi desaparecidos».
Grazie anche al contributo del giornalista Giangiacomo Foà, del sindacalista Filippo Di Benedetto e del fratello Marco, Calamai riuscì a mettere in salvo centinaia di oppositori politici, operando in un contesto in cui molti dissidenti venivano sequestrati, torturati e assassinati, spesso attraverso i cosiddetti “voli della morte”, con corpi gettati nell’Oceano Atlantico o nel Río de la Plata.
Il dibattito è poi proseguito con l’intervento della professoressa Maria Rosaria Stabili (Roma Tre) che ha sottolineato il ruolo fondamentale della memoria e della testimonianza nella costruzione della conoscenza storica: «senza memoria - ha evidenziato - la storia non può esistere».
Giulia Calderoni (Sorbona) ha invece offerto una riflessione sulle direttive dell’ambasciata e del consolato italiano in Argentina nel periodo precedente al golpe, mentre Laura Fotia (Roma Tre) ha affrontato il tema del conflitto di memoria, evidenziando le attuali tendenze revisioniste e negazioniste che mettono in discussione risultati storici ormai consolidati.
Nel loro insieme, gli interventi hanno restituito la complessità della stagione delle dittature del Cono Sur, non solo come capitolo storico concluso, ma come monito per il presente.
In un contesto internazionale in cui i temi della democrazia, dello Stato di diritto e della tutela dei diritti fondamentali tornano al centro del dibattito pubblico, l’incontro ha offerto uno spazio di riflessione sulla memoria come responsabilità civile e strumento di consapevolezza collettiva.