The future of Western Balkans regional cooperation
Trent’anni di costruzione della cooperazione regionale nei Balcani occidentali hanno portato alla creazione di oltre 30 meccanismi di cooperazione tuttora attivi. Tuttavia, l’attuazione degli impegni continua a rimanere indietro rispetto agli accordi formalmente assunti.
Questo policy brief sostiene che la regione non procede più come un blocco unitario: accanto a Paesi particolarmente determinati a portare avanti le riforme, veri e propri «campioni nazionali», ne emergono altri molto meno propensi al cambiamento.
Il processo di adesione all’Unione europea segue una logica bilaterale, Paese per Paese e gruppo di capitoli negoziali per gruppo di capitoli, mentre la cooperazione regionale si fonda su una logica collettiva: gli impegni vengono assunti congiuntamente, ma la loro attuazione resta affidata alle decisioni dei singoli Stati, senza un meccanismo equivalente che ne garantisca il rispetto. Quando queste due logiche entrano in conflitto, prevale l’avanzamento bilaterale. Inoltre, le controversie interne alla regione, come l’esclusione del Kosovo dalla piena partecipazione a diversi organismi regionali, indeboliscono ulteriormente l’idea che i sei Paesi costituiscano un insieme coerente e unitario.
La tesi centrale del policy brief è che l’integrazione graduale, anziché la creazione di ulteriori meccanismi di cooperazione, debba diventare il principio guida della cooperazione regionale. Il modello proposto prevede un’architettura a due percorsi: un percorso di base, aperto a tutti e sei i Paesi, dedicato ai beni pubblici regionali effettivamente condivisi (interconnessione energetica, tutela ambientale, mobilità transfrontaliera e gestione delle calamità); e un percorso differenziato, che offra un accesso accelerato all’UE, commisurato rigorosamente all’allineamento all’acquis comunitario e ai risultati ottenuti nell’attuazione delle riforme, e non alla partecipazione alle strutture di cooperazione regionale.