Se la donna sul trattore ingrana la ridotta: dodici anni di lavoro femminile nel mondo rurale dell’Uruguay contemporaneo
Olea cultus patientiam magis I ain't gonna work on Maggie's farm no more
quam laborem desiderat No, I ain't gonna work on Maggie's farm no more
Columella – De re rustica Bob Dylan, 1965
L’accesso e il protagonismo delle donne nel mondo del lavoro sono elementi centrali per la costruzione di società inclusive e per lo sviluppo, specialmente nelle aree più svantaggiate e lontane dai centri urbani, in cui rischio di esclusione economica femminile è accentuato da criticità strutturali e di contesto.
Quale caso studio sul tema, si descrive il quadro di lavoro di una PMI in Uruguay nel mondo rurale contemporaneo: strumenti finanziari, evoluzione tecnica, e centralità del profilo professionale femminile per l’impresa. Per l’emancipazione femminile del personale contrattualizzato, esiti alterni nel corso della decennale evoluzione lavorativa; possibili interpretazioni.
Contesto e ratio
L’investimento qui descritto riguarda l’agricoltura di precisione in olivicoltura, in Florida, Uruguay centro-meridionale, la cui economia è incentrata sul settore primario per la produzione lattiera e zootecnica, e il ruolo della donna al suo interno. Le attività d’impresa iniziarono nel 2012, abbracciando oltre una decade di azioni con professionalità femminili al centro del quadro produttivo. L’ impianto olivicolo, semi-intensivo, è progettato su 40,640 ettari con metodi innovativi, finalizzato alla produzione di oli extravergini (OEVO) ed altri prodotti connessi, con tracciabilità del 100%, e materie prime a chilometro-zero. Il progetto ha radici in precedenti esperienze internazionali, ed è nato col supporto di finanze, beni e servizi italiani, importando per la prima volta olivi italiani geneticamente certificati (9000 piante su 31,3 ettari coltivati), e cofinanziamenti del governo locale, frutto di politiche di supporto all’industria e alle donne nel mondo rurale del paese. Il piano finanziario ha previsto una serie di cofinanziamenti con il locale Ministerio de Industria Energía y Minería (MIEM), per importare tecnologia italiana per l’elaborazione degli oli (proyecto FI n. 2022-8-2-0001147) e delle olive, e per disporre di sottoprodotti e residui in campo, a fini di economia circolare (proyecto FI n. 2023-8-2-0001077). Nel 2019, a seguito del primo raccolto, al quarto anno dalla piantagione, è stata creata una società agroindustriale per associare valore aggiunto ai prodotti, per poi commercializzarli nei mercati più importanti della regione.
Questo contesto intercetta nuove dimensioni istituzionali: nel quadro della cooperazione internazionale definito dall’OCSE l’Uruguay occupa oggi una posizione intermedia: non più eleggibile per l’APS tradizionale, è riconosciuto come paese a reddito medio-alto, pure con persistenti divari strutturali ed elementi di disuguaglianza al proprio interno. Si determina allora uno scenario ‘beyond ODA’, ove il ruolo dell’impresa privata e delle piccole e medie imprese (MIPYME) assume valenza strategica, e si colloca nello spazio lasciato scoperto dalla cooperazione tradizionale, ove i soggetti non sono beneficiari di aiuti allo sviluppo, ma attori di trasformazione locale, in grado di offrire occupazione formale, valorizzare il lavoro femminile e l’integrazione produttiva in territori caratterizzati da vulnerabilità persistenti. L’azienda – classificata nel novero delle micro, piccole e medie imprese agroindustriali a conduzione femminile (Decreto n. 504/007) -, ha costantemente migliorato rese, produttività agricola e qualità della produzione, oggi pluripremiata a livello internazionale, in rispondenza della missione dei co-finanziamenti del Fondo Industrial del MIEM che concretizza la volontà del governo uruguagio di migliorare la qualità delle produzioni per i consumatori nazionali e internazionali. Il sostegno da strumenti competitivi nazionali come il Fondo Industrial del MIEM è, come detto, coerente con il nuovo posizionamento internazionale del paese, che privilegia innovazione, genere e produttività rispetto alla richiesta di assistenza diretta.
L’investimento italiano affianca la presenza di investitori stranieri presenti da tempo nel settore (in larga maggioranza argentini), ed è orientato all'innovazione tecnica, alla diversificazione produttiva, al sostegno alle donne e all'occupazione nel mondo rurale, area divenuta progressivamente primaria, come previsto dalla politica nazionale di genere sostenuta nel mondo rurale nei dipartimenti svantaggiati del paese (cfr., MERCACEI, Pique Roto, almazara boutique y oleoturismo cultural - Madrid 2025)
Box: Evoluzione della produzione olivicola e oleicola dell’azienda (2019-2025)
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La tabella 1 e i grafici mostrano i dati di produzione biologica (kg) e degli oli extravergini (t e lt OEVO) a partire dal 2019 (primo raccolto), e i dati dell'economia interna dell'azienda in termini di qualità produttiva, suddivisi per varietà di olivo nei quattro lotti principali, con file di varietà pollinizzatrici (arbequina e coratina; frantoio e pendolino; leccino; taggiasca), e per fasi di produzione. Tabella 1: Dati sulla produzione annuale di olive (t.) Anno raccolta / età impianto Produzione (t raccolto) Tabella 1: Dati sulla produzione annuale di olive (t.) Anno raccolta / età impianto Produzione (t raccolto)
La fig. 1 mostra l’evoluzione delle produzioni annuali espresse in olio extravergine di oliva prodotto dal primo anno ad oggi; la fig. 2, le rese annuali per varietà, espresse in kg di olive / ha; e la fig. 3 mostra il raffronto tra le sei varietà in termini di produzione annuale (kg/ha) e resa in olio (lt./ha), nel ciclo 2019-2025. Fig. 1: Produzione annuale cumulativa Fig. 2: Resa annuale (% kg di OEVO / kg olive) (lt.OEVO -2019-2025). per le sei varità (2019-2025)
I dati relativi alla produzione frutticola e oleicola confermano incrementi graduali a partire dal 2020, per l’età e la fisiologia di crescita delle piante (anno 4°-10°), compreso l'effetto di alcuni fattori della biologia floreale della piantagione, influenzata, dal 2022, dalla siccità, in particolare nel 2023 in Florida. Nel 2025 si registra un lieve calo della produzione per il fenomeno di scarico che di solito segue anni molto produttivi, come il 2024. Il processo industriale, incorporato un frantoio nel 2023, conferma essersi massimizzato con l'adozione di tecnologia propria: i grafici della fig. n.3 evidenziano la crescente distanza registrata tra i kg/ha di olive raccolte e le rese in olio (lt./ha) durante le raccolte 2021-2022, col processo di estrazione dell'olio ancora esternalizzato. Fig. 3: Comparazione fra le produzioni annuali di sei varietà (kg/ha) e rispettivi rendimenti produttivi (lt./ha), 2019-2022
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Prevale la donna, l’azienda si espande
L’inclusione lavorativa secondo una prospettiva di genere si è rivelata il quadro distintivo dell'azienda proprio a sostegno della qualità del processo e del prodotto. Fin dal 2014, l’impresa è stata avviata operativamente da una donna, affrontando le dinamiche delle relazioni industriali in un mondo rurale dominato da culture e sottoculture maschili; vi persistono strutture patriarcali che influenzano divisione del lavoro, accesso alle risorse produttive e processi decisionali secondo rigide linee di genere. Per la gestione della piantagione, e per la prima volta anche del frantoio, nella raccolta 2023, l'azienda ha utilizzato l'85% di manodopera femminile, selezionando donne per posizioni di responsabilità, con personale maschile loro subordinato; ciò ha permesso di:
- Rendere l'azienda punto di riferimento per l'occupazione femminile nel settore rurale e agroindustriale, in linea con le politiche nazionali;
- Diffondere la cultura dell'attenzione alla qualità, alla nutrizione, alla salute e ai saperi tradizionali come valori e riferimenti culturali;
- Rafforzare l'autostima femminile;
- Controllare le tensioni, entro e tra i gruppi di lavoro, per la maggiore capacità di mediazione espressa delle donne;
- Limitare i fenomeni di molestie.
Con l’introduzione in azienda della fase agroindustriale, con un moderno frantoio nel circuito produttivo, l'azienda ha avviato la gestione del processo di elaborazione degli oli con due/tre donne impiegate a tempo pieno nel quadro contrattuale/fiscale nazionale Industria y Comercio, e l’assistenza di altre quattro lavoratrici stagionali durante la raccolta, portando così a sei/sette il numero delle donne occupate stabilmente con ruoli e mansioni qualificate nel 2025.
Oggi, le due imprese hanno dato lavoro a ca 140 lavoratori, di cui 14 con contratti a tempo indeterminato e posizioni di responsabilità, il resto con contratti stagionali. Per una lettura immediata dell’andamento occupazionale, suddividiamo i 12 anni di attività in 3 blocchi:
2014-2018: impianto della piantagione della società agricola: si registra un turn over importante nei contratti a tempo indeterminato;
2019-2022: gestione della piantagione ed elaborazione terziarizzata di OEVO; costruzione del laboratorio per l’elaborazione di prodotti da tavola in sinergia con l’impresa agricola; si avvia la stabilizzazione di personale a tempo indeterminato;
2023-2025: gestione della piantagione, acquisizione del frantoio ed elaborazione in situ degli olii. Il coordinamento tra impresa agricola e agroalimentare diviene punto di forza del brand, e si perviene a incrementare contratti stabilizzati a tempo indeterminato, il 75% dei quali donne.
Tabella 2: struttura della contrattazione a seguire l’evoluzione tecnica della produzione
| Anni | Tot. impiegati | Donne tot. | Uomini tot. | % Donne tot. | Contratti TI |
| 2013-18 | 9 | 3 | 6 | 30 | 7 |
| 2019-22 | 67 | 25 | 42 | 37 | 3 |
| 2023-25 | 57 | 37 | 20 | 65 | 4 |
La presenza femminile è andata aumentando nel corso degli anni, da un iniziale 30% del 2019, sino all’80% del 2023, per stabilizzarsi negli anni a seguire sul 60%.
Nonostante i dati aziendali incoraggianti, e le prospettive economiche generate dal mercato, il turnover spontaneo del personale resta elevato: l’incaricato dell’impianto ha rassegnato le dimissioni ogni due anni circa, e con quello le compagne che di norma lo assistono nella prassi cosiddetta del ‘matrimonio’[1]. Vale quindi interrogarsi sulle ragioni di tale scarso radicamento, e correlare l’esperienza ai fattori che influenzano i quadri di autonomia socio-economica della donna nel contesto rurale del paese.
Dieci anni di condizione femminile nell’esperienza contrattuale dell’Impresa
L’esperienza qui presentata rappresenta un caso concreto, ma non privo di aspetti controversi, per l’integrazione della prospettiva di genere dentro un progetto di espansione produttiva e transizione verso modelli socialmente sostenibili, perché ha sviluppato una relazione continuativa con lavoratrici donne sul territorio, in forma stagionale e in funzioni stabili legate a qualità, tracciabilità, comunicazione e accoglienza in azienda. A differenza di quanto documentato a livello nazionale – ove molte donne rurali figurano ancora come aiuto familiare e non come lavoratrici con diritti pieni – le collaboratrici sono integrate con rapporti di lavoro formalizzati e le tutele previste dalla normativa del lavoro agricolo e industriale. La partecipazione femminile lungo la filiera produttiva (oliveto – frantoio – laboratorio di trasformazione – vendita diretta e turismo rurale) è stata mantenuta estranea alla sfera del lavoro informale e si è consolidata come occupazione riconosciuta, con possibilità di crescita e acquisizione di competenze tecniche con l’uso di macchinari agricoli, azioni di precisione sul controllo qualità di prodotti commestibili di alto contenuto nutrizionale, gestione di procedure di sicurezza alimentare e di strumenti digitali per ordini e logistica.
Un’impresa che valorizza e contrattualizza il lavoro delle donne, in un territorio ove l’occupazione femminile è spesso segnata da stagionalità, precarietà e informalità, ha rafforzato l’autonomia economica delle lavoratrici, migliorandone la posizione all’interno dei nuclei familiari, interpreti delle innovazioni introdotte in azienda; la figura stessa dell’imprenditrice offre un riferimento concreto di leadership femminile nel settore agricolo–industriale. In questo, l’azienda assume le politiche pubbliche del Ministerio de Industria, Energia e Minería (MIEM), in particolare attraverso il Fondo Industrial, che incorpora da anni una dimensione di genere esplicita: i bandi pubblici prevedono un punteggio specifico per promuovere la partecipazione delle donne nella struttura proprietaria, nella direzione tecnica, in posti di lavoro qualificati e in processi di innovazione, e l’azienda mostra come un sostegno governativo mirato, connesso a una chiara strategia aziendale di inclusione e valorizzazione del lavoro femminile, producano effetti congiunti:
- migliorata qualità dell’occupazione delle donne rurali (formalizzazione, diritti sociali, formazione tecnica);
- rafforzata resilienza e competitività di una MIPYME agricola–industriale, coniugando qualità, innovazione e sostenibilità ambientale;
- trasformazioni culturali: esempi di leadership femminile, di impresa rurale guidata da una donna, e di una filiera economica ove la presenza femminile è strutturale nelle funzioni tecniche, organizzative e di rappresentanza esterna.
Anni di difficile contesto regionale
Il supporto alla condizione femminile è divenuto esplicito riferimento nei programmi agricoli governativi a partire dal periodo 2011-2015: il paese sostiene l'integrazione sistematica della prospettiva di genere nelle politiche di sviluppo rurale, ma le sfide restano difficili e intricate. Il dipartimento di Florida ha una bassa densità abitativa, ed è la regione con la maggior quota relativa di popolazione rurale del paese; gli indicatori socioeconomici mostrano forti differenze tra piccole aree urbane e vaste piane rurali. Sul piano della scolarizzazione, si stima che circa metà degli occupati abbia completato la sola istruzione secondaria. In questo spazio economico, la donna resta soggetta a condizioni di lavoro invisibile, e non-remunerato e combinato, con impegni sovrapposti fra fase aziendale e domestica, scarsa copertura previdenziale, e scarso o nullo accesso al credito e alle risorse della terra; questo, data la limitata titolarità formale delle proprietà e delle attività, con forti differenze salariali a parità di impegno: la donna diviene quindi semi-invisibile anche all’osservazione statistica.
Negli ultimi anni, il dipartimento si è posizionato come uno dei poli più attivi per la politica pubblica dedicata alle donne rurali, per temi quali l’accesso alla terra, le protezioni sociali, la violenza di genere e l’autonomia economica, o più articolate formule di alfabetizzazione digitale e formazioni tecniche, per definire un ruolo meglio riconosciuto nelle dinamiche produttive, organizzative e politiche del mondo rurale, e incrementare la sostenibilità economica, sociale e generazionale dei territori agricoli dell’Uruguay, che rimangono caratterizzati da notevoli vulnerabilità individuali e sociali (si veda ad es. ‘Un tema que nos duele a todos’. Prorrectorado de gestión – Universidad de la República Uruguay). Se l’estensione di strumenti sociali di trasferimento monetario e dei dispositivi di accompagnamento educativo ha contribuito a mitigare la povertà monetaria, questa non ha sempre prodotto trasformazioni strutturali delle condizioni di autonomia economica e mobilità sociale dei nuclei familiari più vulnerabili (cfr., R. Vitelli: La situación de las mujeres rurales en Uruguay, FAO RLC - Montevideo, 2003)
Nel contesto rurale, tali politiche tendono a configurare forme di integrazione assistita, che garantiscono livelli minimi di sussistenza ma non interrompono la trasmissione intergenerazionale della vulnerabilità, soprattutto per le donne con bassi livelli di istruzione, competenze limitate, e carichi di cura elevati. Studi regionali mostrano inoltre come il sistema educativo, pur accompagnando con funzioni di protezione sociale – ad esempio attraverso l’alimentazione scolastica, l’accompagnamento e il sostegno alle famiglie – operi spesso come dispositivo di mitigazione sul piano socioeconomico, piuttosto che come stimolo e ascensore di mobilità nei territori rurali e periferici (CEPAL: Social panorama of Latin America, 2019 – United Nations ECLAC).
In questo quadro strutturale, l’esperienza dell’impresa può essere letta come un tentativo consapevole di contribuire a spezzare tali meccanismi, attraverso la creazione di occupazione formale, la stabilizzazione contrattuale e la valorizzazione del lavoro femminile lungo la filiera agricola e agro-industriale. L’impresa ha cercato di offrire un’alternativa concreta alla dipendenza assistenziale, puntando su lavoro continuativo, riconoscimento contrattuale, apprendimento on-the-job e integrazione verticale delle attività produttive, in un territorio rurale caratterizzato da vulnerabilità strutturali e da una forte presenza di nuclei familiari sostenuti spesso da sussidi pubblici o contrattualizzazioni pubbliche saltuarie. Questo orientamento si colloca in linea – inter alia - con le raccomandazioni della letteratura sullo sviluppo, secondo cui l’emancipazione economica non deriva dalla disponibilità di un reddito in sé, ma dalla trasformazione delle risorse in capacità reali di scelta e di azione (A. Sen: Development as Freedom, 1999). I risultati di tale ambizioso percorso sono stati alterni e non lineari. Numerosi studi mostrano come, in contesti segnati da condizioni povertà persistente e da un welfare fortemente compensatorio, le scelte individuali delle donne tendano a essere guidate da una razionalità condizionata, e l’ingresso o la permanenza nel lavoro formale può risultare meno conveniente, o più rischiosa, rispetto alla combinazione di sussidi, lavori informali e reti familiari di sostegno (cfr., N. Kabeer: Resources, Agency, Achievements: Reflections on the Measurement of Women’s Empowerment. Development and Change 30 (3): 435–464). A ciò si sommano fattori di tipo culturale e simbolico: la bassa dotazione di capitale culturale, la scarsa propensione alla lettura e l’accesso limitato a beni e servizi culturali – fatti accentuati nelle aree rurali dell’interno – rafforzano l’accettazione di posizioni sociali subordinate, riducendo o desertificando aspettative di mobilità sociale.
L’esperienza dell’azienda – positiva sul piano tecnico ed economico - rappresenta una tipologia che evidenzia i limiti e le potenzialità dell’azione imprenditoriale nel contrastare la vulnerabilità in contesti con elementi di ambiguità e contraddizioni interne al corpo sociale. L’impresa ha contribuito a ridurre la dipendenza assistenziale e promuovere l’occupazione femminile qualificata, ma affrontando molte barriere di ordine culturale, e scambi iniqui nel quadro del contesto locale.
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[1] Formula per la quale l’impiego della compagna del manente, e la loro residenza nella proprietà agricola, formano parte degli stili contrattuali, finendo per caratterizzare anche passaggi generazionali all’interno delle aziende stesse





