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Politica

Ripassiamo la storia europea per costruire la pace

29 Novembre 2022
Massimo Nava - Editorialista Corriere della Sera

La crisi ucraina è lo sbocco dell’aggressione politica e poi militare messa in atto dalla Russia, cominciata con l’annessione della Crimea. Questa è la narrazione prevalente che ha convinto Stati Uniti ed Europa a offrire un sostegno incondizionato all’Ucraina. Ma la narrazione prevalente non dovrebbe escludere un’osservazione più esaustiva delle concause della guerra, a partire da fatti che hanno segnato la storia dell’Europa e della Russia dopo la caduta del Muro di Berlino.

Autorevoli osservatori, fra i quali Henry Kissinger, hanno messo l’accento sui rischi dell’allargamento della Nato come elemento centrale di una strategia volta a far uscire l'Ucraina dall'orbita della Russia e a integrarla nell'Occidente. Allo stesso tempo, anche l'espansione dell'Ue verso est e il sostegno al movimento pro-democrazia in Ucraina, a partire dalla Rivoluzione Orange nel 2004, sono stati elementi decisivi.

L’Ucraina, sovrana e indipendente, avrebbe avuto molto più da guadagnare da una progressiva integrazione nell’Unione Europea, pur mantenendo - al pari dell’Austria, ad esempio - una condizione di neutralità e di buon vicinato con la Russia.

Si può cambiare la storia, ma è complicato cambiare la geografia. E l’Ucraina è, da secoli, terra di mezzo fra due mondi: un’enorme distesa di terra piatta che la Francia napoleonica e la Germania nazista hanno attraversato per colpire la Russia.

“La reazione di Putin non avrebbe dovuto sorprendere. Dopo tutto, l'Occidente si era spinto nel cortile di casa della Russia e aveva minacciato il suo nucleo centrale.”, ha scritto l’autorevole rivista Foreign Affairs, voce non sospettabile di indulgenza nei confronti del Cremlino.

Il primo ciclo di allargamento è cominciato nel 1999 con l’ingresso di Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia. Il secondo, nel 2004, ha incluso Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. Poi la NATO si è spinta ancora più a est. Al vertice dell'aprile 2008 a Bucarest, l'Alleanza ha preso in considerazione Georgia e dell'Ucraina. L'amministrazione di George W. Bush si era espressa a favore, ma Francia e Germania si opposero. L'invasione della Georgia da parte della Russia nell'agosto 2008 avrebbe dovuto far riflettere sulla determinazione di Putin a impedire sviluppi futuri. Tuttavia, l'espansione della NATO è continuata, con l'adesione di Albania, Croazia, Montenegro e continuerà con i Paesi Baltici. Dopo lo scoppio della guerra, anche la Moldavia ha chiesto l’adesione, mentre la Finlandia ha messo fine allo storico status di neutralità.

Anche l'Ue ha marciato verso est, mentre gli Stati Uniti hanno investito  miliardi di dollari in progetti per lo sviluppo della cultura democratica in Ucraina. Il triplice pacchetto di politiche dell'Occidente - l'allargamento della NATO, l'espansione dell'Ue e la promozione della democrazia - ha contribuito all’incendio.

Dopo la cacciata del presidente filorusso Yanukovych, rovesciato dalle piazze in rivolta, Putin ha deciso di occupare la Crimea. Il Cremlino ha poi fornito consiglieri, armi e supporto diplomatico ai separatisti nell'Ucraina orientale, spingendo il Paese verso la guerra civile.

Lo scontro con la Russia era già inevitabile, anche se fino al 24 febbraio non era un evento di cui molti sembrassero consapevoli. Eppure, il diplomatico statunitense George Kennan, ex ambasciatore a Mosca, già in un'intervista del 1998 disse : "Penso che i russi reagiranno gradualmente in modo piuttosto negativo e questo influenzerà le loro politiche. Penso che sia un tragico errore (l’allargamento della Nato, ndr). Non c'era alcun motivo per farlo. Nessuno stava minacciando nessun altro".

La straordinaria resistenza dell’Ucraina, sottovalutata dal Cremlino, ricorda tragedie del passato. Le esperienze sovietiche e statunitensi in Afghanistan, quelle americani in Vietnam e in Iraq e quella russa in Cecenia ci ricordano che le occupazioni militari di solito finiscono male e che i popoli invasi sanno resistere con ogni mezzo. Per questo la guerra rischia di prolungarsi all’infinito.

Questa ricognizione storica non sminuisce le responsabilità politiche della Russia, nè tantomeno giustifica una condotta di guerra che proprio in questi giorni terribili ha ricordato l’epoca staliniana. In Ucraina si à celebrato il novantesimo anniversario dell’ Holomodor, letteralmente « morte per fame ». Stalin, per spezzare la volontà degli ucraini, trasformò il granaio d'Europa in una terra di fame, privazioni e morte. Putin ha rivolto l’arsenale missilistico contro le infrastrutture, lasciando milioni di persone al buio e al freddo, minacciando l'accesso all'acqua potabile e compromettendo il sistema sanitario della nazione.

La pace dovrebbe assicurare un'Ucraina sovrana, militarmente neutrale, ma nella cerchia dei Paesi integrabili con la Ue, secondo lo schema prospettato mesi fa dal presidente francese Macron.  Occorre immaginare un piano di ricostruzione, finanziato da Ue, Fondo Monetario Internazionale, Russia e Stati Uniti. Sulla ripartizione dei costi dovrebbero pesare le responsabilità del Cremlino.

 I costi sarebbero comunque alti per tutti, ma quelli della catena di errori sono già più pesanti. Basti pensare alle distruzioni e alle sofferenze degli ucraini, all’impoverimento dei russi, ai sacrifici richiesti agli europei.

Sono considerazioni che fanno storcere il naso a chi ha a cuore principi che dovrebbero essere considerati « non negoziabili », come l’autodeterminazione dei popoli e la sovranità degli Stati. Ma la storia insegna che l’etica non sempre è andata di pari passo con la politica e che il diritto internazionale è fatto a pezzi in molti angoli del mondo.

Gli Stati Uniti e gli alleati europei devono trovare la forza e la lungimiranza di mettere sul tavolo una road map per la pace, prima che l’Ucraina diventi un deserto di macerie e uno scenario in cui tutti escono perdenti. La pace - è un’ovvietà - si fa con i nemici.