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Politica

Taccuino di un’America divisa

17 January 2022
Francesco Olivieri

L’anno appena trascorso ha infranto le immagini tradizionali del nostro mondo. All’inizio dell’anno è nato un nuovo governo a Washington, senza porre fine all’incombente eredità del suo predecessore. È stato un parto difficile. Il compito di questo nuovo governo è di far fronte alle molte, gravi tensioni interne ed esterne, che sono venute alla ribalta, al tempo stesso conducendo il paese attraverso le sfide del nostro secolo.

L’America oggi è divisa come non mai dai tempi della guerra civile – è una spaccatura che risale al XIX secolo, non al XXI, e nonostante tutto non è stata mai veramente archiviata. La schiavitù come istituzione giuridica è stata abolita, ma la divisione degli animi, che prima era demarcata da un confine geografico, è rimasta irrisolta. L’idea che il benessere degli uni sia lecitamente fondato sul lavoro degli altri non è stata sradicata; anzi, dopo la ricostruzione dell’Unione, ora si ritrova diffusa sul territorio. Si torna a leggere Tocqueville e Gobineau, in cerca di soluzione.

Nel suo interno, il paese sta affrontando una aspra divergenza sull’idea dell’America e della sua democrazia, quella stessa che la nazione ha proclamato negli anni della nostra esperienza - e di cui anche noi europei abbiamo scelto l’immagine migliore, per ispirarci dalla sua esperienza. Eppure, oggi la preoccupazione è proprio sui fondamenti e sugli strumenti di questa democrazia.

Questo affrontamento tra le parti ha una storia, ha delle radici, ed avrà uno svolgimento che ci seguirà dovunque. La misura di questa crisi americana è immensa: oggi gli americani si oppongono tra di loro su simboli e fantasie, seguendo credulità contrapposte, mentre nelle loro case custodiscono un arsenale di 430 milioni di armi da fuoco (circa cento volte più grande di quello dell’intero esercito degli Stati Uniti). La divisione interna, quando si può attingere a questa incredibile armeria, giustifica i brividi dei cittadini, e perversamente li spinge ad armarsi ancor più: lo scorso anno, gli acquisti di armi da parte dei privati sono ancora raddoppiati...

Tutto intorno, intanto, l’emergere di altri centri di potenza economica, militare, politica -favorevoli o ostili- ha posto sul tappeto seri, indifferibili quesiti sugli equilibri mondiali che abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni. La leadership mondiale che l’America ha gelosamente proclamato per gli ultimi tre quarti di secolo è oggi sfidata da piccoli e grandi competitori, reali o velleitari che siano.

Questo è lo sfondo su cui si apre il “Taccuino Americano”. Nel triennio che abbiamo davanti queste tensioni saranno presenti quotidianamente, e l’apice si avrà con l’elezione presidenziale del 2024. Quale sarà la nuova America che uscirà da questo triennio, quale sarà la futura immagine di sé cui si ispirerà la nazione, quale il suo rapporto con gli altri centri di riferimento e di potenza militare che si consolideranno in questi anni, le risposte a tutto ciò appariranno senza dubbio in questi trentasei mesi, gradualmente come una stampa nella camera oscura di un fotografo. Il “Taccuino americano” si propone di fare del suo meglio per accompagnare questa tappa del cammino degli Stati Uniti, annotandone la cronaca per offrire una possibile lettura che sia più significativa e meglio comprensibile anche sul lato europeo dell’oceano, nella convinzione che vi saranno motivi di riflessione anche per noi.