L’Agenda Women, Peace and Security (WPS) e l’alternativa sviluppista cinese

Ardita Osmani
Ph.D. researcher at University Duisburg-Essen

L'Agenda WPS come terreno di scontro geopolitico

L'adozione all'unanimità della Risoluzione 1325 nel 2000[1] ha segnato una svolta politica fondamentale, formalizzando l’impegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite verso quella che oggi definiamo Agenda Women, Peace and Security (WPS). Un traguardo che ha dato seguito operativo alla Dichiarazione di Pechino del 1995[2]. Oggi la Cina sfida il monopolio valoriale occidentale su questo tema, proponendo una reinterpretazione del quadro WPS basata sulla centralità dello stato, la sovranità statale e la crescita economica. Dagli anni Duemila a oggi, il ruolo e il peso geopolitico della Cina sono cambiati e l’agenda dell’ONU, basata su un modello liberale e su un linguaggio legato ai diritti, rappresenta un ulteriore fronte sul quale la Cina sta promuovendo una propria agenda alternativa. Pechino, infatti, sta ridisegnando il modello di governance globale, confrontandosi direttamente con il modello unipolare a trazione statunitense. Questo processo di ridefinizione della governance mondiale è stato ampiamente osservato in settori in cui la Cina chiede parità di voto nelle istituzioni economiche internazionali per scardinare l’egemonia occidentale; allo stesso modo, sta ridefinendo l’agenda WPS per sottrarla al “monopolio dei valori” liberali. Questi cambiamenti stanno contribuendo alla configurazione di un mondo multipolare, nel quale gli equilibri globali risultano in trasformazione. Nel 2000 la Cina si presentava come un attore impegnato in una strategia di “ascesa pacifica” e cooperazione nel sistema internazionale. Oggi, al contrario, si configura  come una potenza revisionista che intende modificarne attivamente il linguaggio.
Le critiche post-coloniali e femministe hanno svolto un ruolo chiave nel rafforzare la narrativa cinese per un’agenda alternativa. Le critiche avanzate da  studiose come Soumita Basu e Amina Mama, secondo cui l’agenda WPS avrebbe finora rispecchiato un’impostazione eurocentrica, radicata nel paradigma del liberal peacebuilding, hanno rappresentato una base importante per l’elaborazione di agende alternative. L’enfasi sui diritti politici, sulla partecipazione formale e sulla riforma istituzionale rischia, secondo questa prospettiva, di ignorare le eredità coloniali e le strutture di potere che caratterizzano molti Stati postcoloniali. In questa chiave, l’agenda della Cina strumentalizza queste critiche accademiche per giustificare il proprio modello autoritario, presentandolo come “più rispettoso” delle sovranità nazionali e identità locali.

L´approccio di Pechino

Sebbene la Cina si ponga formalmente a sostegno dell’Agenda WPS, agisce come una potenza revisionista che intende modificare attivamente il linguaggio delle risoluzioni internazionali. A differenza di altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Pechino evita l'adozione di un Piano d’Azione Nazionale (NAP), preferendo integrare gli obiettivi della Risoluzione 1325 all'interno della propria architettura di sicurezza e sviluppo.[3] Sul piano internazionale, la Cina sostiene l’agenda WPS principalmente attraverso i quadri multilaterali delle Nazioni Unite, le operazioni di peacekeeping e l’assistenza umanitaria ai Paesi colpiti da conflitti. Un momento simbolicamente rilevante è stato il Vertice mondiale delle donne del settembre 2015, co-organizzato da Cina e Nazioni Unite.[4] In quell’occasione, il presidente Xi Jinping annunciò una donazione di 10 milioni di dollari a UN Women, accompagnata da un pacchetto di misure a sostegno dei Paesi in via di sviluppo nei settori della salute e dell’istruzione femminile.[5] Parallelamente, Pechino ha rafforzato il proprio impegno in Africa, in particolare nei Paesi colpiti dall’epidemia di Ebola (Sierra Leone e Liberia),[6] fornendo aiuti sanitari e programmi di rafforzamento delle capacità locali. Tra le iniziative annunciate figurano i progetti “Happy Life”, programmi di sviluppo agricolo a livello di villaggio, la costruzione di parchi industriali e centri di formazione professionale, nonché la formazione di centinaia di migliaia di tecnici locali e la creazione di posti di lavoro per le donne. Questi interventi rientrano in una visione organica che lega stabilità politica, sviluppo economico e sicurezza sociale, pilastri su cui si basa l´agenda sulla parità di genere cinese.

Il modello sviluppista

In linea con l´avvio di una cooperazione Sud-Sud, il linguaggio di Pechino si è concentrato su  una ridefinizione dell´agenda in ottica sviluppista. Fin dai primi documenti ufficiali, la leadership cinese ha insistito sulla necessità di “ridurre il problema alla radice concentrandosi sullo sviluppo”[7], sostenendo che “povertà, instabilità e sottosviluppo costituiscano le cause strutturali dell’insicurezza femminile”. Questa narrativa è stata recentemente sistematizzata nelle tre grandi iniziative globali lanciate da Xi Jinping: la Global Development Initiative (2021),[8] la Global Security Initiative (2022)[9] e la Global Civilization Initiative (2023). All’interno di questo quadro, la sicurezza delle donne non è più vista come una questione di diritti individuali, ma viene sussunta nel paradigma dello “sviluppo a tutto tondo”, dove la stabilità dello Stato è la precondizione necessaria per ogni forma di empowerment femminile. Questo approccio è stato ulteriormente marcato da Xi Jinping nel discorso inaugurale durante il vertice per il 30° anniversario della UN conference scorso ottobre a  Pechino (2025): “Dobbiamo promuovere congiuntamente un ambiente favorevole alla crescita e allo sviluppo delle donne. Dobbiamo sostenere la visione di una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile e salvaguardare la pace mondiale. Dobbiamo rafforzare la protezione delle donne e delle ragazze nelle regioni colpite da guerre, conflitti, povertà o calamità naturali, migliorare i meccanismi contro la violenza e reprimere con determinazione tutte le forme di violenza contro le donne.”

Per la Cina e Xi Jinping la parità di genere, la riduzione della povertà e la risoluzione dei conflitti sono dunque tutti obiettivi che devono essere raggiunti sotto la guida di uno stato forte. Il concetto di parità di genere non deve trascendere i valori armoniosi stabiliti dalla leadership: “Dobbiamo promuovere un ambiente sociale inclusivo e armonioso, ampliare i canali attraverso cui le donne possono partecipare e deliberare sugli affari politici, sostenere il loro ampio coinvolgimento nella governance statale e sociale e trasformare la parità di genere in un valore comune e in un codice di condotta condiviso da tutti nella nostra società.”[10]
L’ approccio cinese delinea  un modello alternativo allo sviluppo e all´implementazione della stessa agenda Donne, Pace e Sicurezza. La “pace attraverso la prosperità” che non interferisce con la cultura locale (evitando così le accuse di "imperialismo normativo" rivolte agli USA).

Verso un’Agenda WPS pragmatica e multipolare

Sebbene l'Agenda Women, Peace and Security (WPS) sia stata storicamente interpretata attraverso lenti liberali e basate sui diritti, l’ascesa della Cina come attore globale di primo piano ha introdotto una prospettiva alternativa. Pechino non adotta formalmente l’Agenda attraverso i consueti Piani d’Azione Nazionali (NAP), ma promuove una propria visione del ruolo femminile nella sicurezza, radicata nella stabilità sociale, nello sviluppo economico e nel principio di non interferenza. Questa analisi esplora queste due visioni, evidenziando come la “Pace per lo Sviluppo” cinese si interfacci con il “Peacebuilding Liberale” dell'ONU, creando un campo di tensioni normative, ma anche di inaspettate aree di cooperazione pragmatica nel contesto di un ordine globale sempre più plurale.

Analizzando la posizione ufficiale della Cina rispetto a questi standard globali, emerge un contrasto interessante: mentre l'approccio occidentale tende a focalizzarsi sui diritti universali, la visione cinese privilegia concetti quali la stabilità sociale, l'armonia e lo sviluppo economico come precondizioni per l´empowerment femminile.

Visione Liberale Visione Cinese (Sviluppo/Stabilità)
Focus sui diritti civili e politici Centralità sulla guida dello Stato
Enfasi sulla società civile indipendente Sicurezza nazionale (Stato come garante)
Trasformazione delle norme di genere Preservazione dell'armonia sociale e familiare

Questa lettura alternativa trova terreno fertile proprio nei Paesi dell'Africa sub-sahariana, dove molte iniziative ricevono finanziamenti e l'attenzione di Pechino è proprio quella di creare opportunità economiche per l´empowerment femminile e la formazione continua, come i corsi di peace-keeping.

L’Agenda Women, Peace and Security è diventata uno spazio di competizione tra modelli di governance globale. Se da un lato il modello liberale sta faticando a decostruire le eredità dello Stato coloniale, il modello cinese si inserisce in questo vuoto offrendo una via alternativa basata su infrastrutture, crescita e una parità di genere funzionale allo sviluppo.
Tuttavia questa alternativa, presentata come “opportunità”, rafforza  sistematicamente gli apparati autoritari. In questo approccio sviluppista di “Pace attraverso la prosperità”, la sicurezza delle donne viene legata alla stabilità dello Stato e al principio di non interferenza. Il risultato è un´uguaglianza promossa solo entro i “valori armoniosi” dettati dalla leadership, che si traduce in una sistematica pressione sulle voci femministe indipendenti. Mentre lo Stato finanzia infrastrutture e formazione, lo spazio per il femminismo grassroots si contrae, i movimenti spontanei sono spesso censurati come vettori di instabilità o “influenza straniera” che mina la sovranità di stato. Questo approccio rischia di svuotare l’Agenda WPS della sua carica trasformativa, riducendo l'empowerment femminile a una funzione della governance statale.

Per l’Europa, questa evoluzione pone una sfida strategica. L’efficacia dell’approccio liberale non può più fondarsi esclusivamente su un universalismo normativo spesso percepito come prescrittivo o condizionato. Se il modello liberale non riesce a dimostrare risultati tangibili in termini di sviluppo economico, occupazione femminile e stabilità sociale, rischia di perdere terreno rispetto a un’offerta cinese che combina investimenti, infrastrutture e una cooperazione Sud-Sud che offre vantaggi per entrambe le parti. È dunque necessario superare una promozione puramente teorica dell’Agenda WPS, integrando in modo credibile la tutela dei diritti con lo sviluppo economico. In un mondo multipolare, la sopravvivenza di questo strumento dipenderà dalla capacità di trasformare la competizione normativa in un’opportunità di dialogo e innovazione politica. L’Agenda WPS resta uno strumento cruciale, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di adattarsi a un mondo multipolare, trasformando la competizione normativa in un’opportunità di dialogo e innovazione politica.

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[1] UN Security ‘Security Council, Meeting 4635, Monday 28th October 2002, New York’, n.d.

[2] Vereinte Nationen, ed., Report of the Fourth World Conference on Women: Beijing, 4-15 September 1995, World Conference on Women (United Nations, 1996).

[3] Liu Tiewa, ‘WPS as Diplomatic Vocation: The Case of China’, in The Oxford Handbook of Women, Peace, and Security, by Liu Tiewa, ed. Sara E. Davies and Jacqui True (Oxford University Press, 2019)

[4] Vertice

[5] ‘China Pledges USD 10 Million Commitment to UN Women, Assistance for Other Developing Countries to Build 100 Health Projects for Women and Children (Updated)’, UN Women – Headquarters, n.d., accessed 12 February 2026, United Nations Security Council, Women and Peace and Security Report, 2015.

[6]‘En. Chinadiplomacy.Org. Cn/Pdf/The_Practical_Achievements_and_Global_Contributions_of_the_Global_Development_Initiative.Pdf’, n.d., accessed 12 February 2026, 

[7] UN 2002 –‘Security Council, Meeting 4635, Monday 28th October 2002, New York’. p15

[8] Xi Jinping, ‘Bolstering Confidence and Jointly Overcoming Difficulties To Build a Better World Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China’, Discorso alla 76ª Assemblea Generale ONU, 21 settembre 2021 

[9]Chen Xiaodong, Jointly Acting on the Global Security Initiative and Building a Community with a Shared Future for Mankind that Enjoys Universal Security, Keynote Speech al Beijing Xiangshan Forum, Ministero degli Affari Esteri della RPC (MFA), 13 settembre 2024.

[10] ‘President Xi Jinping Attends the Opening Ceremony of the Global Leaders’ Meeting on Women and Delivers Keynote Address Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China’