Taccuino latinoamericano n. 35
Il numero 35 del Taccuino Latinoamericano (13 febbraio 2026) si apre con un focus su un inusuale vertice militare internazionale convocato dagli Stati Uniti a Washington, con la partecipazione di 34 Paesi. L’iniziativa conferma l’orientamento dell’amministrazione Trump a rafforzare la propria influenza sulle Americhe e sull’emisfero occidentale. In questo quadro, America Latina e Caraibi tornano al centro dell’agenda strategica, come dimostra la proposta del nuovo comandante del SOUTHCOM di intensificare il coordinamento contro narcotraffico e migrazione irregolare. Il dossier più delicato resta la relazione con il Messico: da un lato l’ipotesi di una cooperazione più incisiva contro i laboratori di fentanyl, dall’altro il timore, a Città del Messico, di possibili azioni unilaterali statunitensi sul territorio nazionale.
Sul piano della politica interna regionale, l’attenzione si concentra su Cuba, dove tra osservatori e diplomazie si discute sempre più apertamente di un possibile “cambio di regime” in un contesto definito di crisi umanitaria dal Segretario generale dell’ONU. Il Taccuino ricostruisce come la stretta statunitense sulle forniture di petrolio stia producendo effetti immediati - blackout prolungati, razionamenti, ripercussioni su trasporti e turismo - e come incidano anche fattori regionali, dal blocco dei flussi migratori via Nicaragua alla decisione del Messico di sospendere le forniture energetiche pur mantenendo un sostegno politico e umanitario.
Si avvicinano intanto due importanti elezioni presidenziali, in Perù e in Colombia. In quest’ultima la campagna appare fortemente polarizzata, con un testa a testa tra Iván Cepeda e Abelardo de la Espriella e un centro politico sempre più marginale; segnali territoriali, in particolare nella capitale, indicano difficoltà per la sinistra. In Perù prevale invece la frammentazione: numerose candidature, un’ampia quota di indecisi e una competizione destinata a definirsi solo nelle fasi finali, tra alleanze e voto utile. Il numero include inoltre un focus sulla religione, a partire dai dati del Pew Research Center sul mutamento della geografia della fede nella regione: calo dei cattolici, crescita dei “non affiliati” e un protestantesimo ancora rilevante ma più articolato, con ricadute anche sul piano politico, come nel caso del peso dell’elettorato evangelico.
La sezione economica torna sull’Argentina, dove l’inflazione - pur distante dai picchi recenti - mostra segnali di risalita mentre il governo Milei prosegue su austerità e liberalizzazioni, trasferendo parte dei costi sui prezzi attraverso il taglio dei sussidi. La crisi ai vertici dell’istituto statistico nazionale solleva inoltre interrogativi sulla credibilità istituzionale. Un secondo asse riguarda lo scontro industriale: il caso Techint, dopo la gara persa contro Welspun nella filiera infrastrutturale legata a Vaca Muerta, diventa il terreno di un dibattito più ampio sul modello di sviluppo e sul ruolo dello Stato nell’economia, tra intervento attivo e apertura commerciale radicale. Infine, nella sezione Italia–America Latina e Caraibi, il Taccuino si sofferma sull’avvicendamento ai vertici dell’IILA: Giorgio Silli lascia l’incarico di sottosegretario agli Esteri per assumere la segreteria generale, in un passaggio che apre interrogativi sulla sua sostituzione alla Farnesina e si intreccia con gli equilibri interni alla maggioranza. Si segnala inoltre il bilaterale a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e il presidente eletto cileno José Antonio Kast, incentrato su investimenti (energia e materie prime critiche), contrasto alla criminalità e gestione dei flussi migratori, nel quadro del più ampio tour europeo di Kast e del suo successivo incontro con Lula a margine di un evento della CAF.