Articolo di Maria João Rodrigues

Un contributo progressista alla costruzione dell’Unione europea

Maria João Rodrigues Presidente di FEPS, Fondazione per gli Studi Progressisti Europei e Vice Presidente dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo (S&D), iterviene alla riflessione sul futuro dell'Ue.

E’ con molto piacere che rispondo alle sollecitazioni lanciate da Marco Piantini in questo forum organizzato da CeSPI. Da convinta europeista non posso che appoggiare e supportare questo tentativo di proporre una riflessione ampia e profonda sul futuro dell’Europa.

Nonostante una serie di crisi, l’Unione europea (UE) resta l’esempio più avanzato di cooperazione sovranazionale nella storia dell’umanità. La sua sopravvivenza è possibile in un mondo caratterizzato da lotte tra grandi potenze e forze nazionaliste che tentano di tornare a imporsi?

La posta in gioco dei prossimi anni è alta e per questo motivo l’appuntamento elettorale europeo di maggio è così importante, soprattutto perché si iscrive in una serie di altre elezioni di rilevanza continentale in Brasile e negli Stati Uniti.

Nella continuità storica della costruzione europea, i socialisti europei, i socialdemocratici e i progressisti dovrebbero essere nuovamente chiamati a svolgere un ruolo centrale. La novità, stavolta, è che sarà in gioco anche il loro destino politico: non saranno infatti più capaci di attuare la propria agenda nazionale a meno che non riescano a cambiare il quadro europeo.

Questo mio contributo ha lo scopo di condividere, in una prospettiva storica, alcuni elementi di riflessione sull’orientamento da dare a ognuna delle battaglie fondamentali in cui socialisti, socialdemocratici e progressisti si sono impegnati nel corso degli ultimi decenni rispetto all’integrazione europea.

1. Moderare il mercato unico europeo tramite norme sociali forti e politiche pubbliche di coesione è stata una di queste battaglie fondamentali. Negli anni '80 e '90 la Commissione Delors è riuscita a unire l’entusiasmo per il mercato unico europeo con un insieme completo di direttive sociali, un dialogo sociale e un budget comunitario capace di rafforzare la coesione sociale e territoriale. Ciò si è rivelato decisivo per sostenere gli sforzi di recupero profusi dai numerosi Stati membri entrati nell’Ue dopo le fasi di allargamento che hanno seguito. Il ruolo del gruppo S&D nel Parlamento europeo si è anch’esso accresciuto, in particolare nell’ambito della Direttiva servizi; più recentemente nell’aggiornamento della Direttiva sul distacco dei lavoratori; e infine con il Primo Ministro Stefan Löfven nell’adozione del Pilastro europeo dei diritti sociali che armonizza una serie di norme sociali per tutti i cittadini.

La prossima tappa dovrebbe adesso consistere nella lotta contro le disuguaglianze sociali dando ai diritti sociali riconosciuti formalmente su carta una copertura sostanziale attraverso una solida legislazione europea, coerenti politiche economiche e sociali, e appropriati strumenti finanziari.

2. La seconda grande battaglia è stata quella della governance economica, battaglia in cui i socialisti, i socialdemocratici e i progressisti si sono dovuti confrontare con ben altre difficoltà e alcune sconfitte. La creazione dell’Unione economica e monetaria (UEM) è avvenuta in modo squilibrato, senza unione bancaria né di bilancio. Ad essa ha fatto seguito l’adozione di un Patto di stabilità e crescita (PSC) fondato su un approccio ordo-liberale che favorisce l’austerità a discapito degli investimenti: un PSC che i progressisti non hanno potuto rettificare per mancanza di coordinamento e di argomenti forti. Non hanno potuto far altro che spingere a favore di un riequilibrio politico incentrato sull’adozione della Strategia europea per l’occupazione, un nuovo capitolo dei trattati dell’Ue sicuramente interessante, ma troppo debole per invertire la tendenza. Trascurando la necessità di regolamentare il sistema finanziario, l’Europa è stata duramente toccata dalla crisi finanziaria del 2008. Una crisi che ha anche fatto emergere i punti deboli dell’UEM creando un potente motore di divergenze economiche, sociali e politiche nel cuore stesso del processo di integrazione europea.

Nel futuro prossimo ci sarà quindi bisogno di rafforzare la regolamentazione del sistema finanziario e completare l’architettura dell’UEM per mezzo di un’unione bancaria e di una vera e propria capacità fiscale per l’eurozona, condizione indispensabile per un riequilibrio dell’integrazione europea. Il ruolo dell’SPD in questa impresa è particolarmente rilevante.

3. La terza battaglia fondamentale ha avuto risultati positivi, ma si tratta di una battaglia senza fine. Come concepire una strategia europea per la crescita, l’impiego e la coesione sociale che possa sfruttare al meglio la transizione energetica e la rivoluzione digitale? Il primo tentativo di definizione di una tale strategia è stato nuovamente affidato a Delors, ma è stato con il Primo Ministro António Guterres e dieci altri leader socialisti che essa è stata definita e adottata con successo dall’Ue. Doveva influenzare le politiche economiche e sociali di tutti gli Stati membri, compresi i 12 nuovi Stati entrati nell’Ue prima della crisi finanziaria del 2008. I conservatori hanno utilizzato questa crisi per imporre un’austerità cieca, che i socialisti e i socialdemocratici non hanno potuto evitare a causa dei forti movimenti speculativi orientati ai debiti sovrani. Più recentemente, i socialisti e i socialdemocratici hanno iniziato a superare questa austerità cieca con il Portogallo del Primo Ministro António Costa e Udo Bullmann, i quali hanno caldeggiato l’adozione di un nuovo piano di investimenti europeo da parte del Parlamento.

La nuova battaglia dovrebbe adesso consistere nell’ampliamento di questo piano allo scopo di costruire un’economia a basse emissioni di carbonio e una società in cui l’innovazione digitale migliori la qualità della vita di tutti i cittadini europei. Finanziare tutto questo sembra difficile senza una revisione sostanziale del sistema di imposizione fiscale ricorrendo alle nuove fonti di entrate (finanziarie, digitali, inquinamento) per finanziare non soltanto le infrastrutture ma anche un nuovo tipo di sistemi educativi e di previdenza sociale che siano in grado di sostenere tutti coloro che sono orientati a nuove tipologie di impiego. Inoltre, la trasformazione digitale richiede una revisione importante dell’approccio progressista: l’Internet of Things, il nuovo Cloud Computing e l’intelligenza artificiale possono promuovere il progresso, ma è necessario definire delle norme idonee per evitare un sviluppi di tipo "Grande Fratello".

4. Per i socialisti, i socialdemocratici e i progressisti, un quarta importante battaglia per l’integrazione europea è quella di trasformare l’Ue in un attore chiave della governance internazionale. Dato che diversi membri di questa famiglia politica - Solana, Ashton e Mogherini – si sono succeduti nel ruolo di alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, si è riusciti in questo ambito a creare dei validi strumenti per l’agire europeo in campo internazionale. Ashton e Mogherini hanno ricevuto l’incarico di concretizzare le potenzialità del trattato di Lisbona: la prima ha messo a punto il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), mentre la seconda ha sviluppato la capacità di difesa europea. Una prima strategia globale dell’Ue è stata elaborata con Solana all’indomani della guerra in Iraq, cui ha fatto seguito una seconda all’epoca di Obama con la Mogherini, quindi prima della presidenza di Trump negli USA. L’Accordo di Parigi sul clima è stato un evento di rilievo, preparato con grande dettaglio da Ségolène Royal. Da allora - e nonostante la presenza di Guterres alle Nazioni Unite - difendere l’aggiornamento del sistema multilaterale per la pace, la cooperazione e lo sviluppo sostenibile è diventato più difficile.

La prossima battaglia verterà sull’utilizzo del peso politico dell’Ue nel sistema multilaterale e nelle relazioni bilaterali dell’Ue sia in termini commerciali che nell’ambito di partnership più globali, il tutto allo scopo di costituire una coalizione internazionale che abbia come obiettivo quello di proteggere il multilateralismo e rispondere alle nuove sfide mondiali come i cambiamenti climatici, la povertà, la finanza, la trasformazione digitale e la democrazia. L’Ue deve affermarsi come soggetto politico a pieno titolo, ben più importante di un semplice mercato. Questa sovranità europea risulta chiaramente enunciata nella Dichiarazione di Roma del 2017, patrocinata dall’allora Primo Ministro Paolo Gentiloni.

5. Chi avrebbe pensato che le principali sfide del l’Ue in materia di integrazione sarebbero arrivate dai Paesi del vicinato o addirittura internamente all’Ue? Eppure, è stato questo il caso quando dei seri conflitti militari ed il disagio sociale in Medio Oriente e Africa hanno provocato flussi consistenti di richiedenti asilo. La prima reazione della maggioranza dei cittadini europei è stata quella di accoglierli e proteggerli; tuttavia, in numerosi Stati membri si sono susseguite reazioni xenofobe, dando nuova linfa a movimenti autoritari, nazionalisti e anti-europei che già avevano preso piede per altri motivi, vedi disoccupazione e precarietà sociale.

Dopo disaccordi ed esitazioni, i socialisti, i socialdemocratici e i progressisti hanno proposto un approccio globale di gestione ordinata delle migrazioni basato su valori quali il regime di asilo europeo, le frontiere europee, le partnership rafforzate con i Paesi confinanti e i corridoi di migrazione legale.

I rapporti di Cécile Kyenge e Brando Benifei al Parlamento Europeo sono un da punto di riferimento in merito, così come le proposte di Gesine Schwan che hanno tradotto in modo esemplare lo spirito europeo e così il salvataggio dei rifugiati guidato dal Primo Ministro Pedro Sánchez è stato un momento altamente simbolico per riaffermare i nostri valori fondamentali.

6. Il confronto tra posizioni su migrazione e protezione dei richiedenti asilo è stato strumentalizzato dai nazionalisti autoritari in vari Stati membri, con lo scopo di occultare quello che è il confronto ben più fondamentale sulle posizioni riguardo alle norme democratiche e la protezione dei diritti civili dei cittadini europei. Ci dobbiamo preparare ad uno scontro di grande rilievo sulla questione democratica nell’Unione europea, a tutti i livelli. Per i nazionalisti, l’Unione europea indebolisce la governance democratica; per i progressisti europei il livello europeo è indispensabile per approfondire la governance democratica. Questa è stata la nostra sesta battaglia, in cui Jo Leinen e Mercedes Bresso si sono imposti con proposte innovative.

La prossima sfida in questo campo dovrebbe essere quella di approfondire il concetto di democrazia a tutti i livelli e vigilare affinché l’Ue disponga dei mezzi necessari per garantire il rispetto delle norme democratiche in tutti gli Stati membri, rafforzando nel contempo il contenuto della cittadinanza europea e iscrivendosi nella continuità delle presidenze Barón, Borrell e Schulz del Parlamento europeo.

Ci trovavamo tuttavia di fronte a una nuova sfida: manipolazioni del cyberspazio possono interferire con l’esercizio dei diritti politici democratici. Dobbiamo essere pienamente coscienti di tutto questo per affrontare meglio le sfide che ci attendono.

Ho dei ricordi molti vividi di numerose di queste battaglie. In qualità di Ministro del Lavoro del Portogallo nel governo Guterres, ho partecipato in prima persona alla creazione della strategia europea per l’occupazione. In seguito, nel ruolo di vice presidente del gruppo S&D, ho avuto l’incarico di relatore al Parlamento Europeo per il Pilastro europeo dei diritti sociali e per il programma di lavoro della Commissione Europea. In qualità di membro dei team della presidenza Ue, ho partecipato a riunioni del Consiglio europeo per 10 anni. Sono stata incaricata di definire la strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione, e di diffonderla in Europa e oltre. Inoltre, ho partecipato alle trattative finali del trattato di Lisbona e, durante la preparazione della Dichiarazione dell’Ue sulla globalizzazione, ho presenziato a vari summit con partner strategici dell’Ue: Cina, India, Brasile, Stati Uniti e Russia.

Sono stati momenti positivi. Tuttavia ho anche ricordi meno piacevoli: la profusione di sforzi considerevoli volti a mobilitare reti paneuropee di responsabili politici ed esperti volti a prevenire la catastrofe dell’Eurozona, per trovarsi poi davanti un muro; la crescita della povertà e della miseria dopo tagli selvaggi a pensioni e salari da parte di una troika irresponsabile; la crudele incapacità dell’Ue di agire nonostante le numerose morti in mare dei rifugiati… Gioia, rabbia, frustrazione, ma alla fine anche speranza. Sono queste le emozioni che ho vissuto nel mio percorso e che mi spingono nuovamente a coinvolgere i miei concittadini europei per (re)inventare l’Unione.

Ho avuto il privilegio di lavorare personalmente con tutti i presidenti della Commissione Europea a partire da Jacques Delors, con la sola eccezione di Barroso. È stato in quel momento che ho abbandonato il mio ruolo di consigliere speciale presso la Commissione per collaborare con Poul Nyrup Rasmussen, Zita Gurmai e Sergei Stanishev alla costituzione di un partito politico europeo a sé stante. Partito che ha poi proposto il modello Spitzenkandidat per le elezioni europee, una tappa cruciale per fare la differenza, per battersi per la direzione del progetto europeo e per cambiare la rotta dell’Europa con una coalizione di forze progressiste.

Spero vivamente che queste considerazioni possano essere di ispirazione per i nostri candidati e il dibattito che seguirà in Italia e in Europa!